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Michele Di Salvo
05 Nov

Cronache di Ausonia

Pubblicato da micheledisalvo  - Tags:  analogie, Appunti di viaggio, Ausonia, dittatura, giovani, Italia, Politica, Società

Questa la storia del piccolo paese di Ausonia. Un paese che non riconobbe le analogie, o che le considerava esagerate, che non credeva la storia potesse ripetersi. Un popolo stanco, che cercava solo un deus ex machina che risolvesse i problemi al posto suo, che non imponesse sacrifici e soluzioni serie e difficili, ma voleva scorciatoie e parole semplici. Un paese in cui tutti facevano distinguo e cercavano le differenze, senza vedere le macroscopiche identità.

Ausonia è una terra lontana. Divisa – e governata nella divisione e nella frammentazione – ha affrontato una difficile fase di unificazione nazionale; difficile anche perché per essere governate e oppresse, per secoli nelle varie popolazioni era stato instillato un odio reciproco, evidenziando in ogni occasione le differenze e distinzioni, sino a inventarne di vere e proprie pur di alimentare il conflitto.

Quello che le varie popolazioni non comprendevano, è che queste tensioni alla divisione – che venivano spacciate per esaltazione della tipicità locale – erano strumentali a rendere necessaria l’influenza, il protettorato e spesso l’occupazione da parte delle potenze straniere. Nessuno dei tanti piccoli staterelli in cui era divisa Ausonia avrebbe potuto, da solo, sviluppare una propria economia, industria, una moneta degna di questo nome, e sarebbe sempre stata dipendente da altri. L'esito del processo di unificazione – passato alla storia come Ricongiungimento -  è l'alleanza tra borghesia e nobiltà del nord e grandi proprietari agrari del sud. Le classi popolari sono escluse dai risultati dell'unità nazionale: la loro partecipazione al movimento è solo marginale. Il carattere del Ricongiungimento si può capire guardando il comportamento di Gribaladi (l’eroe nazionale) nei giorni successivi alla presa della Silicia.

Di fronte alle occupazioni spontanee delle grandi proprietà terriere, Gribaladi incarica il suo braccio destro Bino Nixio di fermare con qualunque mezzo l'insurrezione. La scelta politica fu quella di cedere il territorio delle regioni del sud al re del più industrializzato stato del nord, una soluzione incompatibile con qualsiasi rivoluzione sociale.

Per le popolazioni meridionali il nuovo stato divenne sinonimo di “male”: chiedeva nuove tasse, prendeva i figli per farli militari. La classe politica, nobili e alto-borghesi conservatori, è del tutto estranea alle vicende delle masse contadine del sud, e non fanno nulla per ottenere un po' di consenso. Peraltro la chiesa mobilitava i fedeli contro lo stato “ateo” rendendo ancora più problematica la formazione di una nuova identità nazionale.

Neppure il cambio di linea politica mutò il rapporto tra stato e società civile: si fece strada la pratica del trasformismo, del clientelismo, della promozione di privatissime convenienze attraverso il potere politico. Con questa forma di stato "non condiviso" si è giunti alla Prima Guerra Continentale e al drammatico dopoguerra. Il partito socialista mantiene una posizione astensionista (unico nell'Europa occidentale), aumentando l'acredine dei ceti medi nei confronti dei proletari (considerati quasi dei traditori). D'altra parte la guerra fu vissuta dai ragazzi operai e contadini con grande disagio e rassegnazione. La disfatta di Capoterto fu il momento più drammatico, poiché la resistenza all'avanzata nemica coincise con l'apice dei rifiuti a combattere e delle fucilazioni per diserzioni.

Il biennio immediatamente successivo fu un periodo pre-rivoluzionario. Le fabbriche sono in subbuglio, nascono i consigli di fabbrica e grandi scioperi mettono in crisi le industrie del nord. Molti pensavano che il partito socialista fosse sull'orlo della rivoluzione. L'occupazione è gestita bene dal primo ministro, l’ottantenne Golititi, che riesce a far esaurire il movimento con estenuanti trattative. Il non aver usato la forza diffonde però una grande paura tra grandi industriali e proprietari. Dal canto suo il partito socialista si dimostrò ambiguo e altalenante, forse impaurito per una possibile azione dell'esercito, comunque poco chiaro nella direzione politica da seguire. Accanto alle manifestazioni c'è il successo elettorale di quell’anno. Il partito socialista diventa il partito più votato del paese, molte amministrazioni municipali vanno in mano ai socialisti (che non sono per nulla moderati).

Anche nelle campagne le Leghe dei contadini ottengono importanti successi. Per la prima volta in Ausonia la legge dà tutele ai lavoratori, i sindacati controllano i datori di lavoro e c'è una qualche forma di garanzia giuridica. È proprio dalle campagne del centro e del nord che iniziano le scorribande squadriste e l'appoggio finanziario e politico al nascente primo movimento stellista. Tra i primi sostenitori ci sono 17 grandi proprietari. Il movimento trovò appoggio anche tra i piccoli proprietari, per nulla attratti dalla prospettiva socialista e sindacale di collettivizzazione delle campagne. Il movimento inizialmente promise ridistribuzione della terra e, inizialmente, mantenne le promesse. La manovalanza violenta fu “reclutata” tra ex combattenti animati da profondo odio per la classe operaia e i braccianti contadini.

Incapaci di adattarsi alla vita civile e convinti sostenitori dei valori della patria e dell'ordine furono attratti dalla gerarchia militare e dallo spirito militarista del movimento stellista. La ferocia e la violenza degli squadristi prese alla sprovvista la pacifica massa di lavoratori socialisti: ci furono pestaggi, case del popolo date alle fiamme, intimidazioni di ogni genere alle associazioni popolari e alle cooperative. Bisogna sottolineare che in contesti civili bastano pochi criminali per terrorizzare masse inermi e pacifiche di cittadini; se lo stato non interviene – come dovrebbe – è facile per questa minoranza prendere il sopravvento. Il non interventismo delle forze dell'ordine è stato un fattore chiave nell'ascesa del movimento stellista. Una affermazione viziata da metodi illegali e criminali per la legge dello stato.

Chi appoggia il movimento stellista? Studenti - A differenze del dopoguerra la maggioranza degli studenti è nazionalista e militarista; sono i figli del ceto medio, avvocati, medici, liberi professionisti. Lavoratori - In gran parte sono impiegati; poi professionisti e in percentuali molto basse operai e commercianti. Gli imprenditori ci sono, ma percentualmente sul numero di iscritti non sono moltissimi. Burocrazia - Determinante è l'appoggio in alcuni settori chiave del sistema statale. Commissari, prefetti e funzionari statali avvallarono sordidamente l'aggressione degli stellisti a settori della società civile: le associazioni e le cooperative di sinistra non poterono contare sulla protezione delle forze armate. Industria – Industriali e grandi imprenditori non erano inizialmente stellisti. Lo diventeranno per convenienza dopo il consolidamento al potere. Tuttavia in qualche modo lo ritennero utile per smuovere la vecchia nomenclatura, e semmai vi videro un movimento più facilmente gestibile per i propri scopi.

Il movimento stellista gestì in maniera repressiva e liberticida Ausonia per molti anni, e crollò solo con la Seconda Guerra Intercontinentale. La stessa si concluse con una guerra civile che si protrasse per circa due anni. Il paese ne uscì distrutto, e si diede una nuova forma di governo repubblicana e democratica; negli intenti, le camere legislative dovevano diventare il luogo di partecipazione e discussione tra tutti i punti di vista espressi nel Paese. Di fatto per molti anni la politica anche interna di Ausonia fu dettata dalle esigenze di politica internazionale legate agli esiti della Seconda Guerra Intercontinentale, impedendo quindi un percorso di autentica autonomia e libertà. Fecero seguito anni di integrazione continentale sempre maggiore, ma con una classe dirigente politica interna tra le più corrotte della storia. Gli scandali esplosero sul finire del secolo, e crollò il nuovo sistema parlamentare. Cambiarono i nomi dei partiti, il sistema elettorale e di governo, ma molti nomi restarono sempre inesorabilmente gli stessi.

La società era cambiata grazie ai nuovi sistemi di comunicazione. La televisione aveva creato la società dei consumi, ed era diventata il maggiore strumento non solo di comunicazione, ma anche di persuasione, soprattutto elettorale. Creava facili miti e nuovi eroi, che salivano alla ribalta del piccolo paese di Ausonia, e si susseguivano nelle stagioni televisive. Con il nuovo secolo si inaugurò la società della comunicazione.

Nel piccolo paese la rete informatica dava a tutti l’illusione di partecipare e di poter dire la propria su tutto; di esistere anche non esistendo. L’illusione di sapere senza conoscere, di fare senza sporcarsi le mani. Di partecipare senza uscire di casa.

Ad Ausonia la prima dittatura trovò terreno fertile nella mancanza di una nuova classe dirigente alternativa a quella degli ormai ottantenni. La classe dirigente ed intellettuale di opposizione confidava in se stessa, e nel fatto che quel movimento sarebbe durato poco e sarebbe stato di passaggio. Si diceva “parlare è facile, ma il governo vero logora, e rende le cose chiare alla gente”. All’epoca c’era il bisogno di rivincita per la Prima Guerra. Vennero esaltati i ragazzini, inebriati e esaltati come “futuri protagonisti del nuovo ordine e governo”. Veniva fatto credere loro che avrebbero avuto uno spazio che altri non gli avrebbero mai dato. Il leader della prima dittatura del piccolo paese di Ausonia infondo era uno che aveva cambiato molte posizioni politiche, e a lui andava bene qualsiasi lotta e istanza delle masse, purché fosse lui a capeggiarla. Ed in questo fu abilissimo – perché conosceva i bisogni delle persone e i loro malumori, e si propose come incarnazione della soluzione.

Ad Ausonia la seconda dittatura trovò terreno fertile nella mancanza di una nuova classe dirigente alternativa a quella degli ormai ottantenni. La classe dirigente ed intellettuale di opposizione confidava in se stessa, e nel fatto che quel movimento sarebbe durato poco e sarebbe stato di passaggio. Si diceva “parlare è facile, ma il governo vero logora, e rende le cose chiare alla gente”. All’epoca c’era una crisi economica fortissima, e una corruzione dilagante che non rendeva credibili i vecchi partiti politici ed i loro esponenti. Vennero esaltati i ragazzini, inebriati e esaltati come “futuri protagonisti del nuovo ordine e governo”. Veniva fatto credere loro che avrebbero avuto uno spazio che altri non gli avrebbero mai dato. Non era importante avere competenze, ma essere nuovi e non aver mai fatto politica. Il leader della seconda dittatura del piccolo paese di Ausonia infondo era uno che aveva cambiato molte posizioni politiche, e a lui andava bene qualsiasi lotta e istanza delle masse, purché fosse lui a capeggiarla. Ed in questo fu abilissimo – perché conosceva i bisogni delle persone e i loro malumori, e si propose come incarnazione della soluzione.

Entrambi i leader non avevano un programma preciso, ma parole d’ordine.

Entrambi inforndo dissero “lo stellismo è una grande mobilitazione di forze materiali e morali. Che cosa si propone? Lo diciamo senza false modestie: governare la Nazione. Con quale programma? Col programma necessario ad assicurare la grandezza morale e materiale del popolo di Ausonia. Parliamo schietto: Non importa se il nostro programma concreto, non è antitetico ... Noi agitiamo dei valori morali e tradizionali che i partiti tradizionali trascurano o disprezzano, ma soprattutto lo spirito stellista rifugge da tutto ciò che è ipoteca arbitraria sul futuro.”

Lo stesso può dirsi degli altri paesi europei, visti e posti alle masse come “il nemico” con frasi come “…non sono affatto su un piede di eguaglianza. E' una specie di santa alleanza delle nazioni plutocratiche del gruppo franco-anglo-sassone per garantirsi - malgrado inevitabili urti di interessi - lo sfruttamento della massima parte del mondo.”

Quando qualche fedelissimo della prima ora osava dissentire, riecheggiavano le stesse affermazioni tra i due “Il tradito potrà anche essere un ingenuo, ma il traditore rimarrà sempre un infame!”

“Lo stellismo ha vissuto perché ha sempre stroncato sul nascere le tendenze, le correnti ed anche le semplici differenziazioni: il suo blocco é monolitico. Lo stellismo vinse e vincerà finché conserverà quest'anima ferocemente unitaria e questa sua religiosa obbedienza, questa sua ascetica disciplina”

Si ricordano del primo dittatore di Ausonia le seguenti frasi: Me ne frego. Fino alla vittoria. O con noi o contro di noi. Anche se tutti, noi no! Italia agli italiani Nessuno ha potuto fermarci...nessuno ci fermerà! Vado verso il popolo e sono col popolo per comunione d'intenti e di spirito.

Si ricordano del secondo dittatore di Ausonia le seguenti frasi: Vaffanculo. Loro non si arrenderanno mai. Noi neppure. O con noi o contro di noi. Anche se tutti, noi no! Siamo in guerra Combattere una battaglia è bello. Che si perda o che si vinca rimane il gusto di averci provato. Per non far conoscere la storia non serve più bruciare i libri, basta far passare la voglia di leggere. Un italiano è un latin lover, due italiani sono un casino, tre italiani fanno quattro partiti. Le cose non accadono se non le leggiamo. La disinformazione è il primo potere politico.

I cittadini di Ausonia quando venne il secondo dittatore non lo seppero riconoscere. Avevano scordato le parole del primo dittatore. Ritenevano impensabile lo stesso percorso, non ne riconobbero le premesse. Non videro le squadre di picchiatori, e la loro vita non sembrò cambiare. Come il primo però, anche il secondo cominciò dalle stesse cose.

I primi suoi atti furono tutti in nome del “togliere i privilegi e gli sprechi economici”. In nome di questo, chiusero i giornali, ed egli disse che era una buona notizia, perché erano parassiti.

Ripetè le frasi del primo dittatore: “La stampa più libera del mondo intero é la stampa di Ausonia. Il giornalismo da noi è libero perché serve soltanto una causa e un regime; é libero perché, nell'ambito delle leggi del Regime, può esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica, di propulsione.” E a chi chiedeva informazione disse “L'informazione rende liberi e la Rete è informazione.”

Poi tolse ai partiti gli strumenti per fare politica, e quindi opposizione; sempre nel nome del taglio agli sprechi. E disse “Da chi è formata oggi un'associazione a delinquere? Se vai a guardare, sono formate da: banchieri, politici, magistrati e forse, forse, qualche volta... c'è un delinquente.”

Nel paese di Ausonia, come per la prima dittatura, chiunque osava contestare veniva soffocato; prima era con interventi fisici, ora con attacchi massicci verbali e scritti.

Nella prima dittatura si incendiavano le tipografie. Nella seconda si cancellavano siti internet e si spegnevano i server. Ma tanto, mancando i giornali, e mancando un’opposizione, chi lo sapeva? Disse una volta il primo dittatore di Ausonia “Non possiamo dare la libertà a coloro che ne approfitterebbero per assassinarci." E questa frase era scritta sul diario del secondo dittatore di Ausonia.

Sapendo di essere minoranza nel paese, il secondo dittatore introdusse il referendum “senza quorum”, attraverso cui far votare “liberamente” le sue proposte… proposte che venivano votate dai suoi… lasciando intendere che tutta Ausonia fosse con lui.

A chi gli chiese se non fosse la morte della democrazia egli ripetè la famosa frase: "Regimi democratici possono essere definiti quelli nei quali, di tanto in tanto, si dà al popolo l'illusione di essere sovrano.”

A chi fece notare una intransigenza che non prevedeva dialogo e confronto con le altre componenti ed istanze del Paese, il primo dittatore rispose: “Si continua ad essere intransigenti. Intransigenti, perché non si può fare a meno di essere intransigenti, quando si é stellisti; perché non si può fare a meno di essere intransigenti contro tutti i residui del vecchio regime; perché soprattutto non si può fare a meno di essere intransigenti contro le forze democratiche, massoniche, demagogiche, plutocratiche che tentano di accerchiare il Partito.”

A chi fece notare una intransigenza che non prevedeva dialogo e confronto con le altre componenti ed istanze del Paese, il secondo dittatore rispose: “Vi dico ciò che veramente penso e come stanno le cose così non diamo adito a malintesi e con questa scenetta la capite una volta per tutte: io ho scelto di non partecipare al comitato d’affari partitico e gliel’ho detto chiaro e tondo, perché l’obiettivo politico del mio movimento è questo e soprattutto questo e li riguarda tutti, nessuno escluso: non esiste trattativa che tenga. Devono andarsene via tutti, possibilmente lontani dal continente. Non c’è compromesso, confronto, dibattito, dialogo con gente come questa. Non si tratta, con loro non si parla, non ci si  lascia avvolgere nella loro immonda rete mefitica, non si prende neppure un caffè al bar, non esistono alternative a simile comportamento”.

Questa la storia del piccolo paese di Ausonia.

Un paese che non riconobbe le analogie, o che le considerava esagerate, che non credeva la storia potesse ripetersi. Un popolo stanco, che cercava solo un deus ex machina che risolvesse i problemi al posto suo, che non imponesse sacrifici e soluzioni serie e difficili, ma voleva scorciatoie e parole semplici. Un paese in cui tutti facevano distinguo e cercavano le differenze, senza vedere le macroscopiche identità.

Noi per fortuna non siamo Ausonia.

Ausonia, è solo uno dei nomi alternativi che poteva avere l’Italia, che a differenza di Ausonia forse ha altre alternative possibili.

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